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giovedì 28 aprile 2016

Passato prossimo: dove la vita si incontra

Succede a Seattle (Washington), sulla costa ovest degli Stati Uniti.
C’è una casa di riposo con tanti anziani e fin qui niente di nuovo, c’è anche un nido e una scuola dell’infanzia, come da noi e come in molti altri luoghi.
La domanda che si sono fatti qui è: cosa possono offrirsi l’un l’altro, delle persone molto giovani e delle persone molto vecchie, se ne hanno la possibilità?

La vita signori, la vita.

Present Perfect
Si chiama Intergenerational Learning Center, letteralmente Centro di Formazione Intergenerazionale. Un nome che contiene una promessa: formazione, per persone molto giovani ma anche per persone molto vecchie, si impara qui, si impara insieme e si impara moltissimo.
Le due comunità convivono nello stesso campus e si incontrano in momenti definiti ma anche quando semplicemente lo desiderano. Luoghi e spazi sono pensati per accogliere persone molto giovani e persone molte vecchie, insieme. Ci sono giochi, arredi, strutture a loro misura. Sono previste attività ricreative, laboratori, pranzi e merende, insieme.

Ricapitolando, cosa si danno reciprocamente persone molto giovani e persone molto vecchie? Gioia, sorrisi, gioco, esperienza, conversazioni brevi e semplici, affetto, opportunità.

I bambini sperimentano la varietà dei modelli di riferimento, dei compagni di gioco disponibili, entrano in contatto con la diversità e la disabilità, crescono con una visione consapevole della vecchiaia, imparano a relazionarsi ponendo attenzione alle necessità e ai limiti dell’altro.
Gli ospiti anziani riacquistano valore e uno scopo, diventano dei modelli di riferimento, si rimettono in gioco con senso dell’umorismo e rinnovato vigore.

Laddove il virtuosismo è possibile la comunità tutta ne esce migliorata e arricchita

Questa esperienza ce lo dimostra e ce lo dimostra il breve documentario che vi invito a guardare col fazzoletto a portata di mano: PRESENT PERFECT VIDEO. Il video è in inglese ma non è necessario sapere la lingua per comprendere quello che le immagini trasmettono. Guardatelo. 

"There is only one time to be happy and that time is NOW" 
"C'è solo un momento per essere felici e quel momento è ora"

mercoledì 4 novembre 2015

CEMP verso DSA

Francesca Saraceno, psicologa - psicoterapeuta genovese, specialista in psicologia clinica, informa di una iniziativa di grande utilità per chi deve fronteggiare la difficoltà del "Disturbo Specifico dell'Apprendimento".



Domani giovedì 5 novembre 2015 dalle h. 16.00 alle h. 18.00 verrà inaugurato a Genova, in Via della Libertà 6/3, ovvero nella sede del CEMP, un nuovo servizio di diagnosi, certificazione e terapia per chi ha un Disturbo Specifico dell'Apprendimento, proponendo tariffe agevolate alle famiglie.

Il CEMP esiste da 40 anni, ed è un’associazione indipendente apolitica aconfessionale e completamente autogestita che offre la possibilità di avvalersi di un’equipe di medici, psicologi e consulenti di diverse discipline che decidono di mettere a disposizione la loro professionalità a cifre sicuramente più contenute rispetto ai prezzi di mercato. 

Per chi vuole conoscere il CEMP e avere tutte le informazioni può recarsi in sede giovedì 5 Novembre dalle h. 16 alle h. 18. 

Per informazioni telefoniche si può contattare il numero 010592776.

mercoledì 7 ottobre 2015

Una tartaruga che vale come le altre...

...come raccontare la disabilità ai bambini
(articolo scritto dal Gruppo LabirinTO)

Come si può raccontare al proprio bimbo la sua disabilità? Bisogna dirglielo? A che età? Queste sono le domande più comuni tra i genitori di bambini diversamente abili. Non esistono risposte assolute che valgono per tutti i bambini. Non esiste un'età precisa; per alcuni bambini si può iniziare a raccontarglielo in età prescolare, per altri, magari più compromessi sul piano cognitivo, si può aspettare l'età scolare.
È estremamente difficile per un genitore raccontare al proprio bimbo che è disabile, alcuni genitori preferiscono non parlarne con il proprio figlio. 
Tutto ciò di cui non si può parlare in famiglia, genera molta ansia e angoscia. Raccontare al proprio figlio quello che ha, lo aiuta a sentirsi più accettato e gli si offre la possibilità di pensare che quello di cui è affetto non è qualcosa di mostruoso, che fa paura.
Non c'è un momento o un luogo giusto per poterne parlare; consigliamo ai genitori di farlo quando emotivamente si sentono pronti, quando sentono che il loro bimbo inizia ad accorgersi della propria diversità oppure a fare delle domande. 
Non esistono neanche parole più corrette di altre; quella che proponiamo qui di seguito è una traccia.. ogni genitore a seconda delle proprie caratteristiche e del proprio bimbo troverà il suo modo di narrare.
Proponiamo questa storiella che andrà modificata a seconda dell'età del bambino.

C'era una volta mamma e papà tartaruga che vivevano in una bella casetta con la loro piccola tartaruga Marta. Mamma e papà volevano anche un altro piccolino e così dopo nove mesi nacque la piccola tartaruga Cristina. Cristina nacque con due gusci, uno sopra l'altro e amava giocare con la propria sorellina e farsi fare le coccole da mamma e papà. Il doppio guscio rallenta un po' la tartaruga Cristina che è un po' più lenta rispetto alle altre tartarughe ed alcune cose non riesce a farle da sola... il guscio la appesantisce un po'. Nonostante il doppio guscio che dà un po' fastidio, Cristina gioca e si diverte con le altre tartarughe e quando ha bisogno di aiuto, sa che può contare sulla sua famiglia.

Il Gruppo LabirinTO è composto dalla Dott.ssa Elena Garritano, psicologa, dalla Dott.ssa Daniela Meschieri, psicologa e psicoterapeuta, e dalla Dott.ssa Cristina Nota, psicologa.