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lunedì 17 ottobre 2016

Lettera ad una neomamma

(articolo scritto dal Gruppo LabirinTo)

Cara mamma,
benvenuta in questa meravigliosa avventura!...
...per alcune si diventa mamme non appena si vedono comparire le due lineette, per altre quando si avvertono i primi calcetti, per altre ancora quando si inizia a pensare ed a fantasticare di averlo o averla tra le braccia.
Con questa lettera, vogliamo rivolgerci a te mamma e dedicarti un po' di tempo.
Da quanto tempo qualcuno non ti dedica del tempo?
Puoi dirlo tranquillamente ...adesso tuo marito, i tuoi genitori, i tuoi fratelli ...sono tutti presi dal tuo piccolo e tu passi in secondo piano!
Purtroppo anche tu hai poco tempo da dedicare a te stessa da quando è arrivato il tuo piccolo.
Cercheremo di darti qualche consiglio psicologico ma non solo, cercheremo di descrivere in modo realistico la vita di una neo mamma; alcune cose ti sembreranno banali, altre le condividerai, altre ancora ti sembrano lontane dal tuo essere mamma. Non tutto ti può andare a genio!
Iniziamo dall'inizio ...stabilisci il tuo inizio ...quando hai realizzato di aver acquisito un nuovo ruolo? ...non più figlia, zia, moglie ma mamma!
Nei nove mesi di attesa del tuo piccolo, ti sarai dedicata alla preparazione della sua cameretta, della fatidica valigia, e sarai stata assalita da emozioni diverse (complici anche gli ormoni!); felicità per l'arrivo del figlio e per la possibilità di realizzare un sogno che si sta concretizzando; ma anche tanta paura...
…alzi la mano chi non ne ha provata!
Molte si sono chieste e si chiederanno anche nei mesi o anni successivi: sarò una brava mamma? ...ce la farò a coniugare il lavoro con la famiglia? ...saprò crescere il mio piccolo!
Queste paure sono paure legittime ...non ascoltare la gente ...ora ti spieghiamo perché provi paura!
La paura la riconosciamo sempre come un'emozione negativa ma non è così ...la paura ha una sua utilità, ti mette in situazione di allerta, ti rende più vigile.
É normale provare paura quando hai tra le braccia un cucciolo indifeso che sai dipendere moltissimo da te: il senso di responsabilità aumenta la paura.
Poi prova a farti qualche domanda sulla tua storia personale: quale è la cosa che più ti dava fastidio dei tuoi genitori? Hai paura di ripeterla?
Che rapporto hai con la dipendenza? Ti spaventa?
Il bimbo dipenderà per molto tempo da te, anche se in un batter d'occhio crescerà e reclamerà la sua indipendenza!
Avete presente le classiche scene di un adolescente che si chiude in camera e dice: “Mamma non rompere!”.
Quando il tuo piccolo sarà tra le tue braccia, dimenticherai per qualche giorno paure e preoccupazioni ed entrerai in una sorta di estasi totale. 
A volte, mamma, sarà faticoso gestire tutto e avrai la sensazione di non farcela assolutamente: il ritmo delle poppate,  la pulizia della casa, la cena da imbastire,...
...in quei momenti, ricorda che hai bisogno di tempo per riposare e cerca di coinvolgere il tuo compagno o marito ...ovvero il papà!
Un capitolo a parte meriterebbe il rapporto con lui ma ti accenno qualcosa: hai la sensazione che si sia rotto qualcosa tra di voi? ...a volte non lo sopporti? ...non avete più tempo per la vostra intimità?
Prova a pensare che un figlio rompe inevitabilmente un equilibrio che si era precedentemente creato e quindi col tempo dovrete trovare un nuovo equilibrio che inevitabilmente contemplerà il vostro oggetto d'amore!
Lo so mamma che non è facile dividersi tra il bisogno di accudire il tuo piccolo e la ricerca di sintonizzazione e ricerca di piacere con il vostro partner. In più tu devi fare i conti col tuo corpo, ed è un corpo che necessariamente è cambiato!
Col passare dei mesi avrai di nuovo voglia della tua intimità e se vivi sensazioni contrastanti, ascoltale e lasciati guidare da ciò che vuoi fare in questo momento!
A volte, dobbiamo dirlo, fare la mamma può pesarti, magari perché non hai spazi per te oppure semplicemente la tua storia personale viene a galla e ci sono alcuni nodi da sciogliere; se ti accorgi di questo e hai delle difficoltà a gestire il tuo piccolo, fatti aiutare da uno psicologo.
Purtroppo ai corsi pre-parto ci si dimentica di dire questo: tutti hanno paura di dire che a volte può essere difficile, quasi impossibile ma non è colpa tua. Vedila come un'occasione per mettere ordine al caos del passato ed a scoprire che tipo di figlia sei stata e quindi da dove provengono alcune tue sensazione e paure!
Infine, non possiamo dirti che ne vale proprio la pena: le notti insonni, la stanchezza diventeranno presto un ricordo lontano...
Buona Vita Mamma.



mercoledì 13 aprile 2016

Se tornassi indietro non farei figli

Parliamo di maternità, maternità tormentate e, soprattutto, pentite. 
Sono 23 le testimonianze raccolte da Orna Donath in un saggio accademico poi diventato un libro «Regretting Motherhood», letteralmente «Pentirsi della maternità» (non ancora disponibile in italiano)...
...23 madri non fanno statistica ma contribuiscono ad affrontare un argomento spinoso e soprattutto un tabù duro a morire, i figli si amano senza se e senza ma. Forse si amano, ma a volte se ne farebbe volentieri a meno.
Orna Donath, 39 anni, è una sociologa israeliana e ricercatrice della Ben Gurion University, childfree (senza figli) per scelta e perseguitata dall'anatema «un giorno te ne pentirai». Non solo non se ne è mai pentita ma ha raccolto le testimonianze di molte madri, molte più delle 23 pubblicate. Donne diverse per estrazione sociale, età, numero di figli, accomunate dallo stesso travolgente disagio mai confessato, fino a ora.
Eppure queste madri amano i propri figli, li amano moltissimo, ma se tornassero indietro no, non li farebbero. Sembra contraddittorio? Forse la maternità lo è, proprio come lo sono molti modi di sentire e provare sentimenti: ambivalenti.
La Donath racconta che in fondo è come dire al proprio partner: «ti amo ma non posso essere la tua compagna» con l’aggravante che dalla maternità non si torna indietro, una volta che si è madri si è madri per sempre...
...e di questo ne parla in modo molto eloquente Tirtza, 57 anni, divorziata, due figli e ora anche dei nipoti. Per lei diventare madre era una sorta di passaggio "naturale" dopo le nozze. «Ogni volta che parlo con i miei amici dico che con il senno di poi non avrei fatto neanche un quarto di un bambino. La cosa più dolorosa per me è che non posso tornare indietro nel tempo. È uno sbaglio a cui è impossibile, impossibile porre rimedio»...
...poi c’è Doreen, 38 anni, divorziata e madre di tre figli. Prima di rimanere incinta non aveva né la necessità, né la volontà di diventare madre, eppure è successo. «Mi piacerebbe molto non avere figli. Nessuno dei tre. Mi fa molto male dirlo, e loro non sentiranno mai queste parole uscire dalla mia bocca. Non capirebbero, nemmeno se avessero cinquant'anni, o forse allora sì, ma non ne sono sicura. Rinuncerei a loro, totalmente. Veramente. Senza battere ciglio. Ed è difficile per me ammetterlo, perché li amo. Molto. Ma mi piacerebbe farne a meno»...
...e ancora Atalya, 45 anni, divorziata, i suoi tre figli adolescenti vivono con il padre. Non si occupa della cura quotidiana dei ragazzi ma essere madre le pesa. «Mi blocca, mi ruba l’anima». Racconta di essere diventata mamma in modo "automatico", senza riflettere sulle conseguenze. Atalya, come molte altre donne del libro, ha capito tardi che la sue vocazione era un’altra. «Se potessi tornare indietro ovviamente non avrei figli. È una certezza».
Sono madri che scardinano uno dei capisaldi della nostra cultura: i figli sono per una donna la gioia più grande della vita. Non è cosi vero per tutte. Secondo la Donath pentirsi di una scelta rappresenta per la nostra società il sentimento umano più terribile. Uno dei proverbi più diffusi in ogni lingua è «non piangere sul latte versato». Viviamo in una società terrorizzata dall'idea che la gente si guardi indietro, ma anche se il tempo corre, nel nostro mondo interiore il passato è fermo. Il tempo umano non è lineare, è una spirale. Ci hanno insegnato a credere che mettere al mondo un figlio proietti nel futuro. Quello che non ci è mai stato detto è che non muta quello che siamo state. William Faulkner diceva: «Il passato non è morto, anzi, il passato non è neppure passato». La maternità non cancella ciò che si è stati, e le donne possono conservare quel ricordo e sentire la mancanza di quell'io precedente, fino a odiare ciò che sono diventate.
Il libro e le polemiche che ne sono conseguite hanno fatto letteralmente il giro del mondo. Ma ricordiamoci che la psicanalista francese Corinne Maier, madre di due figli, ne parlava già nel 2007 con "No kid. Quaranta ragioni per non avere figli", di Bompiani: «Potrei fare il giro del mondo, e sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi alle sette per servire a tavola e far ripetere stupidi compiti» e per la quale il desiderio di maternità è «frutto della pressione sociale».

E voi? Cosa ne pensate?

Doula Silvia (doulasilvia@gmail.com)

lunedì 4 aprile 2016

Promozione Gruppo Labirinto

Primo lunedì del mese e quindi nuova convenzione in arrivo...
Quella che parte oggi è la promozione con il gruppo LABirINTO, uno studio di psicologia di Torino composto dalla dottoressa Cristina Nota (psicologa), dalla dottoressa Elena Garritano (psicologa) e dalla dottoressa Daniela Meschieri (psicologa e psicoterapeuta)..
Le attività del gruppo spaziano dalle consulenze genitoriali ai corsi di massaggio infantile, aiutando le famiglie a imparare a gestire il mondo emotivo dei bambini oppure a parlare delle disabilità dei più piccini
La convenzione che il gruppo LABirINTO riserva alle mamme della rete E-baby, lettrici del blog, riguarda il settore delle consulenze genitoriali, dei colloqui rivolti a bambini, adolescenti e coppie, e delle valutazioni cognitive-psicoterapie, e consiste in un primo colloquio gratuito e in una tariffa agevolata a 35€ a partire dal secondo incontro.
La convenzione sarà valida fino al 31 dicembre 2016.
Se vuoi usufruire di questa convenzione, invia un'email a ebabygenova@gmail.com, indicando il tuo nome, cognome, gruppo Facebook in cui sei iscritta e il nome dell'attività in questione (Gruppo Labirinto). Con un'email di risposta ti sarà inviato un buono da presentare al professionista/specialista/attività commerciale indicato sul buono.

Per conoscere le altre convenzioni attive, consulta la pagina delle Convenzioni con E-baby.

martedì 29 marzo 2016

AAA neomamme e mamme in attesa cercasi

Sei una neomamma o sei una mamma in attesa? Al termine dell’articolo un’opportunità unica per te.

Immagina se la nostra cultura ci dicesse che la nascita è una delle cose più grandi che una donna possa fare. Immagina se le storie e le immagini alle quali fossimo esposte ci mostrassero il travaglio come un’incredibile esperienza trasformativa, un rito di passaggio nella maternità  (da Percorsi di Nascita di Leonie MacDonald).
doulasilvia@gmail.com
La gravidanza e il parto sono esperienze profonde, talmente profonde da determinare il buon esito degli eventi e, a volte, l’intero equilibrio della famiglia coinvolta. La famosa ostetrica Ibu Robin Lim, premio nobel per la pace 2006, lo riassume semplicemente così: «Un inizio della vita sano e dolce è il fondamento di una vita d’incanto. La pace nel mondo può venir costruita cominciando oggi, un bambino per volta». Lo sapevano bene anche le nostre antenate che si raccoglievano intorno alla puerpera per accudirla e supportarla durante la gravidanza, il parto e dopo la nascita del bambino. Si tratta di una sapienza che sopravvive ancora oggi in alcune popolazioni rurali dove la comunità e le donne, in particolare, si riuniscono, letteralmente, intorno alla futura mamma. Non a caso un antico proverbio africano recita: "Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio".
Ma cosa accade oggi? A colmare il vuoto che caratterizza la nostra società stanno intervenendo nuove figure professionali, tra queste la doula (già molto diffusa nei paesi anglosassoni). Non è una figura medica o sanitaria, ma assistenziale. Il termine viene dal greco δούλη e significa "donna esperta che serve un'altra donna". La doula è formata per offrire un sostegno su misura, ascolto, informazioni, orientamento e accudimento pratico. Spesso, per definire in sintesi cosa fa la doula, si usa l’espressione “fa da madre alla madre” perché come una madre accudisce, sostiene e facilita sospendendo qualsiasi giudizio. Su quest’ultimo aspetto è importante soffermarsi per comprendere l’importanza di avere accanto qualcuno che stimoli e faccia leva sulle nostre risorse e ci aiuti ad affrontare i nostri timori senza intervenire con soluzioni e risposte preconfezionate, spesso lontane dal nostro sentire...
...ma in pratica cosa fa una doula?:
  •  In gravidanza sostiene e aiuta a generare consapevolezza. Crea una rete intorno alla famiglia, collaborando con i professionisti e i servizi del territorio. Può aiutare nella compilazione del piano del parto e informare sulle strutture sanitarie a disposizione. Può aiutare a organizzare il rientro a casa in presenza di altri figli.
  •  Durante il travaglio e il parto può sostenere la coppia emotivamente e fisicamente, sia in ospedale che a domicilio, con la presenza, imprescindibile, di un’ostetrica. Può ricordarvi i vostri obiettivi e come raggiungerli attraverso le vostre risorse. Evidenze scientifiche dimostrano che con la presenza di una doula i papà partecipano più attivamente.
  •  Dopo la nascita può aiutare la coppia a trovare un nuovo equilibrio. Può essere di aiuto concreto in casa e con gli altri figli nel puerperio e durante il primo anno di vita del bambino anche sostenendo e incoraggiando la mamma e la coppia, nel rispetto delle loro scelte o indirizzandoli a professionisti competenti in caso di problematiche che esulano le sue competenze.
...e cosa non fa una doula?:
  • Non prende decisioni al posto della famiglia ma può orientare a compiere la miglior scelta per quella famiglia senza scoraggiare mai le decisioni intraprese.
  • Non dà consigli ma aiuta i suoi clienti a trovare in se stessi le risorse necessarie.
  • Non compie interventi medici, né sanitari e non diagnostica ma collabora con le ostetriche nel pieno rispetto delle reciproche competenze.
  • Non assiste parti non assistiti.
  • Non si relaziona con lo staff medico al posto delle sue clienti né informa delle decisioni della propria cliente, può però assistere sollecitando alla madre e alla famiglia le domande appropriate per affrontare anche queste situazioni.
Esistono doule speciali, formate per esserci in situazioni particolari, quali: gemelli, dopo cesareo e per un vbac (parto vaginale dopo un cesareo), lutti perinatali e aborti, famiglie adottive e situazioni di disabilità.

E tu, vorresti una doula accanto? Oggi offriamo questa opportunità a due di voi. 
Laura, membro della comunità ebaby, si sta formando per diventare doula a La Spezia e per il suo tirocinio sta cercando due neomamme (in gravidanza e fino al primo anno di vita del bambino) da seguire gratuitamente e senza alcun impegno.
Se sei interessata contatta direttamente Laura al numero 

Hai già avuto un’esperienza con una doula? Raccontacela sul blog.

Doula Silvia (doulasilvia@gmail.com)

mercoledì 16 marzo 2016

Mi dispiace, non c'è battito

Ci sono frasi che non vorremmo mai sentire, eppure accade.
Nel 2015, in Italia, circa 1600 bambini (quattro ogni giorno) sono morti prima di nascere. Quattro famiglie (una ogni 350 in attesa) hanno affrontato, ogni giorno, l’evento tragico e inaspettato della morte in utero, insieme ad altre 7200 famiglie nel mondo (The Lancet – 2016).
Nonostante questo, ancora oggi, non c'è una reale consapevolezza del lutto in gravidanza o dopo il parto e spesso manca del tutto un supporto a questi genitori "orfani" ed alle loro famiglie. Se ci pensate nella nostra lingua non esiste una parola per definire dei genitori "orfani" di un figlio.
Eppure accade, ogni giorno.
Cosa si può e si deve fare?
Esistono associazioni che intervengono per colmare quel vuoto di assistenza e di dolore. Una di queste Associazioni è CiaoLapo Onlus. CiaoLapo nasce nel 2006 dall'esperienza di due genitori, dalla frase "Mi dispiace, non c'è battito" e da tutto il dolore che ne è seguito. CiaoLapo offre ai genitori in lutto un aiuto integrato (medico, psicologico e pratico) e supporto psicologico qualificato.
Ci sono degli aspetti estremamente delicati che devono essere considerati e trattati con sensibilità. Tra questi, per esempio:
  • decidere come partorire il proprio figlio e chi avere vicino quando accadrà
  •  ricevere le adeguate informazioni circa la diagnosi che ha condotto alla morte
  • avere la possibilità di scegliere una stanza di degenza lontana dalle altre puerpere
  • poter scegliere se ricevere l'analgesia epidurale durante il parto e dove iniziare e svolgere il travaglio
e, dopo il parto:
  • prendersi il tempo per conoscere e salutare il proprio bambino anche in compagnia della famiglia, dei parenti e degli amici
  • raccogliere e conservare dei ricordi e fare, se lo si desidera, delle foto
  • lavare e vestire o avvolgere il proprio bambino
  • scegliere se e come organizzare la cerimonia di commiato e la sepoltura
Ancora, la normativa, in Italia, impone l’autopsia su tutti i bambini morti in utero (Decreto del 9 luglio 1999) con lo scopo di ricercare la presenza di malformazioni o di alcune malattie genetiche. È importante sapere che il corpo del bambino viene sempre rispettato e trattato con cura da tutto il personale ma è lecito chiedere e informarsi anche su questi aspetti.  La legge italiana prevede la sepoltura dei bambini nati morti entro le 27 settimane più sei giorni e quelle dei bambini nati vivi e nati morti dalla 28 settimana in poi con indicazioni precise purché i genitori ne facciano richiesta con un apposito modulo.
E infine, due genitori in lutto torneranno nella loro casa a braccia vuote, spesso in assenza di sostegno emotivo, pratico e sociale. Per questo c'è CiaoLapo, per loro e per tutti noi a cui potrebbe accadere di essere chiamati accanto a dei genitori in lutto. Oggi abbiamo la possibilità di acquisire la consapevolezza e la sensibilità necessarie alla comprensione del loro dolore.

Doula Silvia (doulasilvia@gmail.com)

martedì 15 marzo 2016

Promozione supporto psicologico

Con un piccolo ritardo rispetto a quanto promesso, pubblichiamo oggi la nuova convenzione che un'altra professionista riserva alle mamme lettrici del blog "E-baby da mamma a mamma".
Si tratta di Daniela Brambilla, psicologa-psicoanalista, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia n°03/9098, che svolge attività professionale con studio a Milano e Genova, e fornisce supporto psicologico tramite Skype a persone di lingua italiana che si trovano all'estero e non riescono a seguire un percorso tradizionale nel luogo dove risiedono.
La convenzione che Daniela Brambilla ha elaborato per tutte le mamme della rete E-baby, lettrici del blog, consiste in un primo colloquio di orientamento gratuito e nello sconto di 50€ sul primo modulo di 5 incontri (250€ anziché 300€).
La convenzione sarà valida fino al 31 dicembre 2016.
Se vuoi usufruire di questa convenzione, invia un'email a ebabygenova@gmail.com, indicando il tuo nome, cognome, gruppo Facebook in cui sei iscritta e il nome della professionista in questione (Daniela Brambilla). Con un'email di risposta ti sarà inviato un buono da presentare al professionista/specialista/attività commerciale indicato sul buono.


Per conoscere le altre convenzioni attive, consulta la pagina delle Convenzioni con E-baby.

domenica 14 febbraio 2016

I genitori incontrano il disagio giovanile

Domani, lunedì 15 febbraio alle ore 17:00 avrà luogo il primo incontro del nuovo progetto della Dott.ssa Roberta Rossini, patrocinato dal Comune di Genova, rivolto a mamme, genitori e giovani adulti.
Durante questo primo incontro, gratuito, saranno formati i gruppi terapeutici di genitori che insieme alla Dott.ssa Rossini affronteranno una serie di tematiche legate al disagio giovanile, quali: difficoltà scolastiche, uso/abuso di sostanze, problemi alimentari, difficoltà di comunicazione.
Gli incontri successivi con cadenza settimanale avranno la durata di 90 minuti ed il costo di 10 euro.
Si tratta di un'occasione di incontro e confronto di gruppo, non soltanto per cercare le cause di alcuni comportamenti giovanili, ma per imparare a leggere insieme i segnali di tali disagi e soprattutto per riflettere e condividere con altri lo sviluppo socio-affettivo dei propri figli, il rapporto genitori-figli, i rapporti amicali tra ragazzi.
Il primo incontro gratuito avverrà presso il Laboratorio Sociale di  Vico Papa.
Per informazioni su iscrizione, modalità e orari contattare la Dott.ssa Rossini Roberta, Psicologa Psicoterapeuta specialista in Psicologia Clinica, al numero 3476223144 oppure all'indirizzo email rossini_roberta@libero.it.

martedì 19 gennaio 2016

Quando il malessere diventa (non) fame

I disturbi alimentari sono sempre più diffusi ...ma come riconoscere se un comportamento alimentare è sintomo di un malessere ...e come capire se i troppi chili presi durante la gravidanza sono frutto di un comportamento alimentare sbagliato o di una fragilità che ci portiamo dentro da sempre?
Per rispondere a queste e altre domande relative ai malesseri alimentari, venerdì 22 gennaio alle 17:00 la Dottoressa Irene Müller (Psicoterapeuta specialista in Psicologia Clinica) e il Dottor Luca Spigno (specialista in Scienza dell'Alimentazione) parleranno degli aspetti psicologici medici e nutrizionali del comportamento alimentare.
L'incontro formativo avrà luogo presso il Municipio VIII Medio Levante in via Mascherpa 34r a Genova.
L'evento è aperto a tutti.

domenica 27 dicembre 2015

Un’esperienza unica per genitori e bambini

Il gruppo LabirinTo di Torino da anni si occupa dell'importanza del legame mamma-bambino e della capacità di sintonizzarsi con lui attraverso lo sguardo, i gesti, le parole e il tocco.
Da qui, nasce l'idea di realizzare dei corsi di massaggio infantile destinati alle mamme, ai papà e ai loro piccoli da 0 a 12 mesi.
Il massaggio è, infatti, un modo privilegiato per comunicare ed essere in contatto con il proprio bambino, è un’esperienza di profondo contatto affettivo, un momento speciale e coinvolgente.
Attraverso il massaggio, i genitori possono imparare ad ascoltare e comprendere i bisogni del proprio bambino, mentre il bambino acquista fiducia in se stesso, e si sente compreso, sostenuto ed amato.
Durante gli incontri sono previsti momenti di riflessione sul legame madre-padre-bambino, sull’importanza della comunicazione non-verbale e sulla lettura dei segnali del bambino.
Imparare a massaggiare il tuo bambino è un’esperienza meravigliosa...
I corsi partono il primo lunedì di ogni mese e si svolgono in c.so Francia 253 a Torino. Il prossimo corso comincia lunedì 11 gennaio 2016 alle ore 10:00.
Per maggiori informazioni, contattare il gruppo LABirINTO telefonando al numero 3408715241 oppure scrivendo all'indirizzo info@psicolabirinto.it

domenica 13 dicembre 2015

La Psicologia abbraccia la giustizia

Questo è il motto dell'Ancora, il progetto 
che Roberta Rossini, mamma del gruppo di Genova, ha messo a punto per offrire un sostegno nelle situazioni difficili, dove è necessario e utile l'intervento integrato di uno psicoterapeuta e di un esperto in materie giuridiche. 
Divorzi, separazioni conflittuali, mamme single, mobbing, bullismo, disagio giovanile, sono tutte situazioni in cui può essere necessario l'aiuto sia di uno psicoterapeuta sia di un avvocato. Per questo motivo, Roberta ha pensato a questo progetto in cui lei si fa carico degli aspetti terapeutici, collaborando con professionisti degli aspetti giuridici.
Roberta è psicologa, psicoterapeuta e
specialista in psicologia clinica, e si occupa, tra l'altro, di psicoterapia per bambini, adolescenti e famiglie.
Per le utenti di "E-baby da mamma a mamma" il primo colloquio (fatto con avvocato e psicologo insieme) e la prima seduta psicoterapeuta sono gratuiti; i colloqui successivi con lo psicologo o l'avvocato avranno il costo di 70 euro, la psicoterapia avrà il costo di 40 euro.
Per fissare un appuntamento presso la sede di Genova in Piazza Colombo 1/9, è preferibile contattare Roberta al numero 3476223144. 
Per urgenze, Roberta è a disposizione per consulenze telefoniche gratuite.

martedì 24 novembre 2015

Il mondo emotivo dei nostri bambini

(articolo scritto dal Gruppo LabirinTO)

Molto spesso, il mondo emotivo dei nostri bambini viene trascurato; si privilegiano la loro capacità di apprendimento, le loro abilità e competenze.
Si pone attenzione e ci si interroga sulle emozioni dei nostri bambini solo quando diventano un problema difficile da gestire, come ad esempio scatti di rabbia esplosivi oppure la paura di separarsi dalla propria mamma.
Partiamo dall'inizio: che cosa sono le emozioni e a cosa servono?
Le emozioni fanno parte della nostra vita da quando nasciamo! Sono segnali fisiologici, indipendenti dalla nostra volontà, che il corpo e la mente ci inviano per metterci in guardia da un pericolo, farci partecipare a qualcosa di bello o aiutarci a prendere una decisione. La paura, per esempio, è un’emozione importantissima perché serve a difenderci da una minaccia; mentre, la passione è il carburante che ci permette di raggiungere un obiettivo.
Non esistono emozioni positivenegative; questa suddivisione è fuorviante. Si può, per esempio, dire che la rabbia o la paura sono emozioni negative? No... Esse hanno una precisa funzione: guidano e orientano il nostro comportamento.
Le emozioni funzionano alla stessa stregua delle sensazioni fisiologiche: si può morire di caldo o di freddo e si prova moltissimo disagio se sono molto intense queste sensazioni; allo stesso modo si muore di paura se la paura è intensa… e si sta malissimo se la rabbia è intensa. La sensazione che può derivare è di impazzire. Oppure una gran voglia di agire per scaricarla, o ancora la sensazione di non riuscire a dominarla.
Ai bambini è importante insegnare che le emozioni hanno un propria funzione e vanno tutte accolte! La rabbia non può fare paura, la tristezza non può essere soffocata!
Che cosa possiamo fare per aiutare i nostri bambini?
Ascoltare, comprendere e riconoscere le loro emozioni!
Se un bambino si sente ascoltato e compreso, non avrà timore a esprimere le proprie emozioni e, pian piano, imparerà anche a riconoscerle ed a padroneggiarle.
Per esempio, se non si riconosce la tristezza, egli imparerà ben presto che quell'emozione non può essere espressa. Ecco che può emergere un pensiero del tipo: “Non devo piangere... Se piango, mamma starà  male”.
Quando un'emozione viene repressa può trovare via di fuga ed espressione nel corpo con la comparsa dei cosiddetti disturbi somatici; mal di testa, mal di pancia che ci portano a ricorrere all'aiuto del pediatra il quale poi non trova alcun riscontro medico.
Che cosa possiamo fare di fronte alla rabbia del nostro piccolo?
Prima di tutto, bisogna consentire al bambino di esprimerla attraverso modalità socialmente accettabili. Poi occorre cercare con lui una soluzione, per esempio, aiutarlo a trasformare la collera in determinazione, in una valutazione più attenta di alcuni aspetti.
E se ha paura?
Occorre rimandargli che questa emozione è molto utile e può, in alcuni casi, segnalare la presenza di un pericolo. Mentre alcune paure, come quella del buio, possono essere affrontate ragionando. Non dobbiamo trasmettere ai bambini l'idea che se si ha paura, si è deboli!
E se sembra un cavallo imbizzarrito dalla felicità?
Che meraviglia! Accogliamo sempre questa emozione. Non è cosi scontato che un bimbo sia felice ed al settimo cielo per un'esperienza che sta vivendo.
Aiutiamo i bambini ad esprimere le loro emozioni ed a non farsi travolgere. Per far questo, i genitori hanno un compito preciso: non possono nascondere le loro emozioni ma devono mostrarle e condividerle.

Non abbiate paura di far vedere che siete tristi per qualcosa o vi fa arrabbiare qualcosa. I bambini imparano da ciò che vivono!

Il Gruppo LabirinTO è composto dalla Dott.ssa Elena Garritano, psicologa, dalla Dott.ssa Daniela Meschieri, psicologa e psicoterapeuta, e dalla Dott.ssa Cristina Nota, psicologa.

mercoledì 4 novembre 2015

CEMP verso DSA

Francesca Saraceno, psicologa - psicoterapeuta genovese, specialista in psicologia clinica, informa di una iniziativa di grande utilità per chi deve fronteggiare la difficoltà del "Disturbo Specifico dell'Apprendimento".



Domani giovedì 5 novembre 2015 dalle h. 16.00 alle h. 18.00 verrà inaugurato a Genova, in Via della Libertà 6/3, ovvero nella sede del CEMP, un nuovo servizio di diagnosi, certificazione e terapia per chi ha un Disturbo Specifico dell'Apprendimento, proponendo tariffe agevolate alle famiglie.

Il CEMP esiste da 40 anni, ed è un’associazione indipendente apolitica aconfessionale e completamente autogestita che offre la possibilità di avvalersi di un’equipe di medici, psicologi e consulenti di diverse discipline che decidono di mettere a disposizione la loro professionalità a cifre sicuramente più contenute rispetto ai prezzi di mercato. 

Per chi vuole conoscere il CEMP e avere tutte le informazioni può recarsi in sede giovedì 5 Novembre dalle h. 16 alle h. 18. 

Per informazioni telefoniche si può contattare il numero 010592776.

mercoledì 7 ottobre 2015

Una tartaruga che vale come le altre...

...come raccontare la disabilità ai bambini
(articolo scritto dal Gruppo LabirinTO)

Come si può raccontare al proprio bimbo la sua disabilità? Bisogna dirglielo? A che età? Queste sono le domande più comuni tra i genitori di bambini diversamente abili. Non esistono risposte assolute che valgono per tutti i bambini. Non esiste un'età precisa; per alcuni bambini si può iniziare a raccontarglielo in età prescolare, per altri, magari più compromessi sul piano cognitivo, si può aspettare l'età scolare.
È estremamente difficile per un genitore raccontare al proprio bimbo che è disabile, alcuni genitori preferiscono non parlarne con il proprio figlio. 
Tutto ciò di cui non si può parlare in famiglia, genera molta ansia e angoscia. Raccontare al proprio figlio quello che ha, lo aiuta a sentirsi più accettato e gli si offre la possibilità di pensare che quello di cui è affetto non è qualcosa di mostruoso, che fa paura.
Non c'è un momento o un luogo giusto per poterne parlare; consigliamo ai genitori di farlo quando emotivamente si sentono pronti, quando sentono che il loro bimbo inizia ad accorgersi della propria diversità oppure a fare delle domande. 
Non esistono neanche parole più corrette di altre; quella che proponiamo qui di seguito è una traccia.. ogni genitore a seconda delle proprie caratteristiche e del proprio bimbo troverà il suo modo di narrare.
Proponiamo questa storiella che andrà modificata a seconda dell'età del bambino.

C'era una volta mamma e papà tartaruga che vivevano in una bella casetta con la loro piccola tartaruga Marta. Mamma e papà volevano anche un altro piccolino e così dopo nove mesi nacque la piccola tartaruga Cristina. Cristina nacque con due gusci, uno sopra l'altro e amava giocare con la propria sorellina e farsi fare le coccole da mamma e papà. Il doppio guscio rallenta un po' la tartaruga Cristina che è un po' più lenta rispetto alle altre tartarughe ed alcune cose non riesce a farle da sola... il guscio la appesantisce un po'. Nonostante il doppio guscio che dà un po' fastidio, Cristina gioca e si diverte con le altre tartarughe e quando ha bisogno di aiuto, sa che può contare sulla sua famiglia.

Il Gruppo LabirinTO è composto dalla Dott.ssa Elena Garritano, psicologa, dalla Dott.ssa Daniela Meschieri, psicologa e psicoterapeuta, e dalla Dott.ssa Cristina Nota, psicologa.

venerdì 29 maggio 2015

Professione Genitore


Non esiste una scuola ...esiste la coscienza e la conoscenza che arriva dalla pratica e, talvolta, dagli errori che si possono commettere nell'essere Genitore.
Per chi condivide, come noi, la convinzione che si può sempre migliorare, pubblichiamo un articolo sulla difficile professione del Genitore.
Foto realizzata da Valentina Cuocolo
di AV Studio fotografi


Ringraziamo Patrizia Baldrighi, pedagogista a indirizzo analitico transazionale e direttrice del Centro Pedagogicol’Emile, per l’intervista rilasciata.

Cosa vuol dire essere genitore?
Genitore non si nasce ma si diventa …a volte per scelta a volte per caso e, comunque, si impara ad “essere genitore” quando il genitore incontra "se stesso”.

Quali sono i compiti di un genitore?
I compiti del genitore sono molti: proteggere, nutrire, coccolare ma soprattutto il genitore è chiamato ad educare.
Educare significa aiutare un individuo a crescere ed a sviluppare le sue potenzialità che gli permetteranno di diventare autonomo e indipendente.
Educare non è cosa facile: le "abilità pedagogiche" dell’educatore passano dal cervello ma quelle del genitore passano dal cuore.
Bettelheim, grande studioso, diceva che il genitore sbaglia per il troppo e incondizionato amore che nutre.

Quali consigli dare ai genitori?
Il genitore saggio sa che il suo compito educativo parte dall’esempio che trasmette attraverso un comportamento consapevole, e per riuscirci è necessario essere disponibili a mettersi in gioco guardandosi allo specchio.
Abituiamoci a fare il punto su ciò che proviamo, osservando i sentimenti contrastanti come: ansia, perplessità, indecisione, apprensione, paura e al tempo stesso gioia, allegria, appagamento e amore, parliamoci e parlatene, proviamo ad essere coraggiosi nell’incontrare noi stessi, onesti e sinceri. I genitori trasmettono esempio concreto, un modello esistenziale che rappresenterà una fondamentale base di partenza per la vita dei figli.

Perché e quando chiedere un aiuto esterno?
Se proprio non ce la fate, se risulta difficile emergere con obiettività da un dubbio su come reagire, come interpretare il comportamento dei vostri bambini, come e se è opportuno intervenire in una loro decisione, cosa dire, come rispondere, se temete di commettere errori, allora chiedete aiuto.
Ci sono figure professionali capaci di accompagnarvi nella ricerca della migliore decisione.

Parlaci del counseling…
Un setting di counseling è una soluzione ottimale, dove le parti sono sullo stesso piano: il counselor, esperto nella sua capacità di ascolto e riformulazione, e voi genitori, assoluti esperti del problema che esponete.
Il confronto e la ricerca di consigli rappresentano un saggio atteggiamento ed anche un segno di onestà e umiltà intellettuale ed etica. Anche i professionisti e tecnici del settore, al di fuori del ruolo e innanzi ai loro figli sono semplicemente genitori.

Il genitore è, quindi, un modello per i propri figli. Quali consigli pratici possiamo dare?
- Conferiamo importanza ad ogni situazione perché nulla nella vita dei figli va mai svalutato.
- Non mentiamo mai su di noi e su ciò che accade, diciamo sempre la verità, utilizzando toni e parole adeguate all’età e alla condizione psicologica.
- Trasmettiamo il prezioso senso della coerenza, mantenendolo noi nel comportamento e nella comunicazione perché i figli ci osservano e ascoltano con molta attenzione.
- Proviamo ad essere sempre protettivi e complici, e dimostriamo disponibilità costante nel trovare insieme una soluzione.
- Diamo pieno supporto alle loro frustrazioni, senza per questo sostituirci nei loro doveri o venir meno alle regole stabilite.
- Non umiliamo mai: l’umiliazione di un genitore è una profonda ferita che stenterà a rimarginare.

Cosa vuol dire essere "genitore generoso"?
Per dare a piene mani è necessario avere e quindi ricevere.
Il genitore è tenuto a “nutrirsi”, se poi vuole “nutrire”.
La coppia deve fare altrettanto per garantirsi solidità e serenità.

…quindi, per essere genitori generosi anche la coppia deve essere in piena sintonia?
La giusta ricarica del singolo e della coppia è un dovere: ritagliamoci uno spazio esclusivamente nostro, una cena con gli amici, un pomeriggio di shopping, un momento di relax in una beauty spa (anche quella vicino casa va benissimo), una passeggiata, una giornata dedicata al dolce far nulla, semplicemente riposo con se stessi.
Per la coppia ci sono i viaggetti, le cene romantiche, i pomeriggi di coccole alla ricerca dell’intimità, uno spazio di tempo dove potersi ritrovare.
La condizione importante è questa: fissiamo un appuntamento, una volta alla settimana o al mese; segnamolo nella nostra agenda insieme a tutti gli altri, e rispettiamolo. Godiamoci la preparazione e l’attesa, e poi viviamo il momento senza sensi di colpa. Il senso di colpa non è mai un valore aggiunto, ottenebra la mente e confonde.
Lo spazio ritagliato è sacro e va protetto; quindi, oorganizzamoci per tempo affinché sia possibile rispettare l’appuntamento.

Non è sempre facile poter lasciare i bambini e staccare la spina?
Chiediamo aiuto al nostro compagno, alla famiglia, agli amici, in una modalità di reciproco mutuo aiuto.
Si possono realizzare dei piccoli consorzi tra famiglie, stabilendo momenti, date, week end, oppure condivisione di baby sitter.

Come e dove trovare l'energia?
La famiglia è un contenitore di energie potentissimo. In un momento di cambiamento e di crisi come questo, la famiglia ha un ruolo importante, di protezione e ricarica.
È quindi importante conferirle il giusto valore e assicurarsi che tutti i componenti ne siano consapevoli.
L’appuntamento, anche in questo caso, è la condizione importante.
Si può fare così: ci si incontra intorno alla tavola almeno una volta al giorno oppure si cerca un momento durante la settimana per fare il punto sulle reciproche vite, scambiandosi notizie sulla scuola, lo sport, gli amici, il lavoro, gli impegni, …anche gossip e pettegolezzi sono i benvenuti perché lo scopo e parlare e parlarsi.
Diamo vita a vere e proprie consuetudini che diventano tradizione, ad esempio un viaggetto ma anche e più semplicemente (ed economico), un pic nic con partitona, un pomeriggio in piscina o al mare, una gita fuori porta. Condizione esclusiva: partecipa solo la famiglia perché l’obiettivo è stare insieme e ritrovarsi.

Farsi delle domande vuol dire essere sulla buona strada ed essere un "buon genitore"?
Alla sera, dopo il bacino della buona notte, rivolgiamoci queste domande:
- Sono sufficientemente presente nella vita di mio figlio?
…la quantità del tempo è importante, ma la qualità lo è ancor di più.
- Riesco ad essere in ascolto?
…ascoltare è una condizione emotiva. Per connettersi con i propri figli è necessario andare oltre le parole.
- Posso accettare le sue scelte?
…il modo in cui è organizzata la sua vita non sempre corrisponde alle proiezioni dei nostri desideri, ma è la sua vita.
- Quanto incide la mia presenza nelle sue scelte?
…quanto di nostro c’è nell’organizzazione della sua vita ma che non necessariamente gli appartiene.
- Mio figlio è felice?
- Cosa gli manca, cosa è in esubero?

Non è obbligatorio darsi risposte, ma è consigliabile farsi domande, allenandosi a riflettere per fare il punto sulla relazione tra le parti.