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mercoledì 30 novembre 2016

PinAndGo per vacanze indimenticabili con la tua famiglia

Pin è la puntina, ...a me viene in mente quella in metallo con la capocchia colorata che prima o poi tutti abbiamo usato per segnare un luogo su una mappa... 
...così il suggerimento di oggi é: Metti la puntina e vai! 
Da qui nasce l’idea di Sonia, viaggiatrice per passione e bis-mamma. Sonia non ha mai smesso di viaggiare, non lo ha fatto quando è nata Amelia e nemmeno quando è nata Lara. Ha continuato ad esplorare luoghi con qualche esigenza in più: esigenze materiali soprattutto (il lettino da campeggio, l’area bimbi, ...) ma anche esigenze ricreative e culturali, senza smettere di chiedersi come rendere le vacanze un ricordo indelebile ed arricchente.
PinAndGo è la sua risposta. Un portale di viaggio per famiglie con qualcosa in più: la volontà di suggerire occasioni ed esperienze per rendere la vacanza indimenticabile per grandi e piccini con un’attenzione particolare all'ambiente e alla cultura di cui il nostro paese è ricchissimo. Laboratori, musei, teatri, attività circensi (escluse quelle che prevedono utilizzo di animali), fattorie didattiche, teatro di strada, attività sportive, castelli e naturalmente località per famiglie, dove trovare accoglienza, attrezzature, divertimento e nutrimento, queste le principali tipologie segnalate nel portale.
Con PinAndGo puoi scegliere una località e trovare sulla mappa le iniziative disponibili e adatte alla tua famiglia, ai tuoi bambini e ai tuoi amici animali oppure puoi farti guidare dalle iniziative proposte dal portale e scegliere di conseguenza la tua destinazione. Puoi anche creare un itinerario, salvarlo e condividerlo  per avere tutte le informazioni sempre con te.
Anche le famiglie al cui interno vi sono delle disabilità, possono trovare iniziative adeguate e associazioni che promuovono attività specifiche per le loro esigenze grazie alla preziosa collaborazione di Regioni e Comuni di tutta Italia.
Su PinAndGo trovi contenuti sempre aggiornati e se hai una struttura adatta alle famiglie o gestisci eventi, attività culturali e sportive adatte a nuclei familiari con bambini da 0 a 16 anni poi promuovere e segnalare la tua attività con la funzione “Inserisci Struttura” del portale.
PinAndGo è stato scelto da PostePayCrowd per una raccolta fondi che ha lo scopo di portare PinAndGo anche all’estero. Dal 15 novembre e fino al giorno di Natale, il 25 dicembre, è su Eppela, dove potete sostenere il progetto e chiedere in cambio una ricompensa tra quelle selezionabili.
Cosa aspettate a progettare la vostra vacanza indimenticabile? PinAndGo è la risposta.

sabato 7 maggio 2016

A Leolandia le sorprese non finiscono mai

Segnalato da Rossella come parco a tema ideale per i bambini di diverse etá, quest'anno Leolandia festeggia il suo 45° compleanno con tanti appuntamenti e sorprese.
Immerso in una grande area verde, il parco ha tante attrazioni distribuite in aree tematiche in cui rivivono mondi fantastici: la Riva dei Pirati, dedicata al mondo piratesco; Cowboy Town, una città in autentico stile Spaghetti Western; Expo 1906, dedicata all’esposizione di Milano di inizio ‘900; Terre di Leonardo, dove i bozzetti del grande Leonardo da Vinci si trasformano fantastiche giostre; Minitalia & Animali conquista adulti e bambini con la storica Minitalia, un affascinante tour tra i più bei monumenti italiani, la fattoria, l’acquario e il rettilario; infine, il Mondo di Peppa Pig, in cui le ambientazioni del cartone con la maialina più amata della TV prendono davvero vita. Ad arricchire la giornata di grandi e piccini, l’incontro con Masha e Orso, i beniamini dei più piccoli, e la possibilità di salire a bordo del Trenino Thomas per fare il giro del parco. Inoltre, tanti nuovi spettacoli e animazioni itineranti con pirati, fate e acrobati.
In occasione del suo 45° compleanno, il programma di Leolandia si arricchiscono di tante sorprese ed eventi: dalla Festa della Mamma all'entusiasmo di Cristina D’Avena, per passare al Giro di Minitalia.
Si comincia domani 8 maggio, in occasione della Festa della mamma, dove le mamme in visita saranno coinvolte con le loro famiglie in un’esperienza tutta da scoprire: ad aspettarle simpatiche sorprese e un gioco divertente a colpi di… selfie! Arrivate al parco, ci sarà un punto foto speciale dedicato alla mamma più amata della TV: Mamma Pig! Trovarlo, scattarsi una foto da vera “LeoMamma” e seguire le regole del gioco (illustrate nel materiale informativo distribuito al parco) saranno gli ingredienti per provare a diventare la LeoMamma 2016. Il gioco si concluderà con la proclamazione ufficiale della LeoMamma 2016 dopo la parata “Segui la Magia”, sul Palco Minitalia, quando verrà consegnata la fascia di LeoMamma 2016… e non solo!
Si continua, poi, sabato 28 maggio, con la regina dei cartoni animati Cristina D'Avena che torna in onda sulla LeoRadio e aspetta i fan grandi e piccini con "Tutti Pazzi per Cristina", l’unico programma radiofonico di dediche condotto da Cristina D’Avena e da Pietro Ubaldi (storica voce del Conte Dracula, David Gnomo, Doraemon, il Gatto Giuliano di Kiss me Licia e tantissimi altri personaggi dei cartoni). Da una postazione radiofonica speciale e visibile dal pubblico presso la Riva dei Pirati, Cristina è pronta a leggere i messaggi degli ospiti che potranno scegliere una delle loro canzoni preferite della D’Avena e dedicarla a genitori, figli e amici del cuore. E per vivere momenti ancor più indimenticabili, tante esibizioni live per ascoltare e cantare con Cristina i suoi indimenticabili successi. Un programma fitto di 12 date a partire dal 28 maggio fino al 5 novembre.
...poi il 29 maggio torna con la sua 9° edizione il Giro di Minitalia, la gara su due ruote attraverso le strade della storica Minitalia che aspetta tutti i piccoli sportivi dai 6 agli 10 anni. Gli aspiranti ciclisti potranno provare il brivido di una vera sfida su due ruote e vivere in prima persona una versione tutta speciale della corsa ciclistica più amata dagli italiani, fino ad aggiudicarsi l’ambita maglia rosa. Proprio come nella corsa in formato originale, i mini-ciclisti attraverseranno le piazze, le stazioni e i monumenti più importanti del nostro Paese, nell’unica corsa in cui il tragitto Torino-Palermo dura pochi minuti, ma regala tante emozioni.

Insomma, Leolandia aspetta tutti per una strepitosa festa in famiglia.
Sul sito di Leolandia è possibile conoscere tutti i dettagli degli eventi e consultare le promozioni presenti sull'acquisto dei biglietti.

venerdì 22 aprile 2016

Facciamo il punto...

Ogni tanto vale la pena fermarsi e fare il punto della situazione. Per questo motivo, questo post parla solo ed esclusivamente di E-baby...
...di come è cambiato il gruppo delle Admins, ...di come sono stati modificati i gruppi della rete E-baby, ...e di come è cresciuto il blog.
Partiamo dalle Admins, le lettrici di vecchia data ricorderanno i post Chi c'è dietro E-baby?,  Chi c'è dietro E-baby? ...2° parteChi c'è dietro E-baby? ...3° parteChi c'è dietro E-baby? ...ultima parte, in cui ognuna delle 24 Admins "storiche" si descriveva e parlava di cosa l'avesse spinta ad entrare a far parte della famiglia E-baby.
Il team iniziale si è poi modificato con nuovi ingressi e con qualche uscita, per raggiungere già da diversi mesi una configurazione "abbastanza" stabile. Le nuove Admins? Ecco, una loro descrizione...
Giulia Ferrara, admin di E-baby Genova, è insegnante di sostegno e di storia e filosofia. È mamma di due bimbi meravigliosi. Si è innamorata di E-baby fin dai primi giorni dopo l'iscrizione, non tanto per le compravendite ma per l'emozione che ha provato da subito: "Quella di fare parte di una grande famiglia".
Monica Gorini, Nica per gli amici di vecchia data, admin del gruppo E-baby Torino. Mamma di Serena, classe 2011. Amante degli animali da cui è circondati: 2 gatti di 10 anni, Dookie e Duchessa, un rottweiller di 1 anno, Vito, e una pittbull di circa 2 anni, di nome Nina. Professione impiegata in un centro medico. Passione: la pallavolo che dopo una fin troppo lunga pausa sta per riniziare a praticare. Dice di E-baby: "Sono stata trascinata in questa avventura dalla mia compagna di Liceo, Sara".
Vanessa Mazzei, admin del gruppo E-baby Sanremo e la Soffitta di E-baby Sanremo, è mamma a tempo pieno di Mia, 21 mesi. Fin da subito ha amato l'idea di E-baby perché "Aiuta a liberarsi un po' casa, a risparmiare comprando cose carine, e a fare sempre nuove amicizie".
Giovanna Monni, admin dei gruppi E-baby Genova e La Soffitta diE-baby Genova.
Laurea in Economia e Commercio che utilizza per fare quadrare il bilancio familiare e non più quello delle grandi aziende! Attualmente, è mamma a tempo pieno di una splendida coppia di bambini di quattro e otto anni. Ama viaggiare. Di E-baby apprezza la variegata umanità e il supporto che offre alle famiglie.
Sara Romanò, admin del gruppo E-baby di Torino, è la mamma di una bimba di due anni e ricercatrice universitaria in sociologia. Da quando si è sposata è tornata a vivere stabilmente a Torino e sin da quando aspettava la sua bimba ha cercato piattaforme e/o blog simili a quelli visti in altri paesi nord-europei dove mamme e papà offrono oggetti per l'infanzia e al tempo stesso condividono, informazioni, esperienze, consigli. In questa ricerca è arrivata a conoscere E-baby, segnalatole dalla zia che vive a Genova. La ricerca di un'altra mamma che volesse dar avvio al gruppo di Torino le ha anche offerto una bella occasione per ricontattare una cara compagna del liceo, Monica, che ha immediatamente dato un contributo essenziale per far crescere in poco tempo il numero degli utenti.
Angela Tamagnini, admin del gruppo E-baby Milano, mamma “over 40” di una bimba di 5 anni, Bianca. Lavora a tempo pieno come bancaria e ha una grande passione per lo sport, in particolare corsa e triathlon, che pratica a livello agonistico, anche perché le danno le energie necessarie per stare dietro alla sua bimba iperattiva. Il suo sogno nel cassetto è fare un ironman prima dei 50 anni. Per lei E-baby è "un modo geniale per dare nuova vita alle cose che non usiamo più e una grande opportunità di risparmio".
...e i Gruppi Facebook? ...due sono stati chiusi (E-baby Pesaro e E-baby Pescara), il gruppo Bags and Shoes by E-baby è stato trasformato in la Soffitta di E-baby Sanremo, sono nati i gruppi E-baby Torino e E-baby Alba, e tutti gli altri continuano a crescere giorno dopo giorno ...E-baby Genova conta da solo oltre 9.000 iscritti!
E per finire il blog ...tre Admins sono entrate a far parte del team che redige e gestisci gli articoli e le pagine del blog:
1. Giovanna, grazie alla quale sono nate tre nuove sezioni dedicate ai bambini, alle mamme e alle famiglie, Le ricette e i consigli del nutrizionista, la Bacheca Annunci immobiliari  Il Pediatra risponde... Tra i tanti meriti, è a Giovanna che si deve la realizzazione e il successo dello Swap Party 2015 e dello Swap Party 2016.
2. Sara, portavoce dell'attuale lotta dei ricercatori universitari e impegnata nella ricerca di metodi naturali e "ricette" semplici per la crescita dei bambini.
3. Silvia, alias Doula Silvia, autrice dei posts più amati delle lettrici del blog, in cui ha affrontato diverse tematiche come i compiti, il metodo Montessori, le malattie rare, il supporto necessario in caso di eventi tragici, la maternità tormentata, la figura poco conosciuta della Doula.

Nuove idee frullano nella nostra testa... ma oltre a queste ci piacerebbe conoscere anche le vostre, ...cosa vi aspettate dal blog E-baby? ...quali sono gli argomenti che vi piacerebbe affrontare per confrontarsi e scambiare opinioni, esperienze e punti di vista? ...scriveteli nei commenti sotto oppure inviate un'email a ebabygenova@gmail.com.

giovedì 21 aprile 2016

Il metodo Montessori: la rivoluzione del rispetto e della libertà

Si parla moltissimo del metodo Montessori e del suo approccio pedagogico che pone il bambino al centro come creatore del proprio apprendimento. Ma come funziona? Incontriamo oggi Roberta Olgiati, mamma, coordinatrice didattica ed educatrice dell’asilo nido Montessori La Magnolia, a Milano.
A Roberta abbiamo posto alcune domande per capire meglio il metodo e la sua applicazione.

1. In cosa consiste il metodo Montessori? 
È un approccio d’amore basato sul reciproco rispetto ed ascolto tra adulto e bambino. Si fonda sull’indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo e sul rispetto per il naturale sviluppo psicofisico e sociale del bambino, imparando a rispettare gli altri e l’ambiente diventando responsabili di se stessi.
Gli elementi principali sono:
  • l’ambiente: “a misura di bambino”, sia in senso fisico che per lo sviluppo cognitivo; deve essere curato, attraente e funzionale al far da sé. L’ambiente è promotore di crescita.
  • il materiale: è posto in zone precise e ben definite, in armadi aperti e ben visibili al bambino. Il materiale aiuterà il bambino, attraverso la sua sperimentazione diretta a costruirsi la capacità dell’attenzione, della concentrazione e delle proprie competenze. 
  • l’adulto: è una figura di riferimento, una guida che ha il compito di mettere in relazione il bambino con l’ambiente per lui creato, attraverso il suo esempio e il suo essere passivo nell'azione educativa. Non giudica, attende, osserva profondamente ed interviene solo se c’è un reale bisogno di aiuto. Esempio: per presentare un nuova attività o per contenere o quando si osserva un mancato rispetto verso l’altro (bambino o ambiente). Il suo intervento è calmo, non loda e non biasima, questi comportamenti diventano innecessari. 
  • l’osservazione: è la capacità fondamentale con cui l’adulto si deve avvicinare al bambino. Solo attraverso essa potrà cogliere tutte le sfumature della crescita e della personalità del bambino. L’osservazione insieme alla capacità di sospendere il giudizio, alla pazienza, all'umiltà e all'esercizio sono le condizioni base per organizzare un ambiente idoneo al bambino e pongono l’adulto in autoanalisi, cogliendo quando è il momento di intervenire e quando è il momento di farsi da parte. L’adulto deve ricordare che il bambino è un ottimo osservatore, è un ottimo scienziato, che è l’amore in purezza. Ed è per questo che dare tempo e fiducia al bambino diventa un atto d’amore e di responsabilità enorme. 
Da qui si possono comprendere i due motti del metodo Montessori:
“Il bambino è padre dell’Uomo” e “Aiutami a fare da solo” 

2. Perché scegliere una scuola Montessori? 
Perché in una scuola montessoriana il bambino non solo riceve gli insegnamenti da parte della maestra, ma ha modo di vivere e approfondire attraverso una reale esperienza diretta con il mondo, avendo così la possibilità di costruirsi il suo percorso di crescita rispettando il suo essere e la sua personalità.
Perché è il bambino il reale attore della propria vita, è lui che sceglie il lavoro, che lo sperimenta secondo il suo metro di tempo, che vive la costruzione delle sue competenze e capacità.
Perché il bambino trova nell'adulto non una figura autoritaria, onnipotente e piena di preconcetti o pregiudizi, ma una guida, un esempio che mostra capacità di ascolto, di empatia, che sa soffermarsi ed attendere. Ma trova anche un adulto sicuro, un riferimento, pronto ad aiutarlo in caso di necessità.
Perché il bambino trova un ambiente a sua misura, con la giusta quantità di materiale per affrontare senza paure o frustrazioni le novità. Un ambiente in cui potrà essere lui stesso il padrone, amandolo, rispettandolo e curandolo.
Perché il bambino può fare esperienza di socializzazione partendo da una profonda conoscenza di sé, delle cose che gli piacciono e che non gli piacciono, quando sarà pronto sarà lui stesso che si avvicinerà ai coetanei e potrà giocare in modo cooperativo e collaborativo. Imparando quanto sia importante rispettare gli altri e quanto sia importante essere considerate persone uniche e speciali.
Perché potrà crescere nell'indipendenza ed autonomia, diventando grande attraverso tutte le attività di cura verso di sé come vestirsi, svestirsi, lavarsi le mani, mangiare, usare il gabinetto, allacciarsi il giubbotto o le scarpe… Tutte attività di grande interesse che vedono sperimentate con gioia e molta curiosità.
Perché, in una scuola a metodo Montessori non avviene un’omologazione del gruppo di bambini, tutti fanno la stessa cosa nello stesso momento, esempio “alle 10.00 tutti facciamo la pittura o il collage o la pasta di sale”. In questo tipo di clima in cui è richiesta un’uguaglianza, quasi un piattume, è il bambino che deve fare uno sforzo enorme per adattarsi al mondo (che già deve fare per sua natura), deve attendere che sia la maestra a dargli il gioco perché magari è messo in un armadio chiuso, deve condividere anche quando non ne è ancora in grado e deve giocare con strumenti che magari a lui non piacciono o non è ancora in grado di usare o comprenderne lo scopo. Per me questo è un clima di costrizione dove il bambino sperimenta solo frustrazione, senso di inadeguatezza e tristezza, che poi facilmente, per difesa, può trasformare in atteggiamenti aggressivi o apatici. In una scuola a metodo Montessori le attività partono dalla scelta del bambino, quindi ogni bambino in contemporanea sarà concentrato su un “suo” lavoro, esempio uno sta svolgendo l’incollo, l’altro il ritaglio, l’altro sta lavorando con il travaso, l’altro ancora sta lavorando con lo spremiagrumi o lavando il bambolotto, due bambini stanno guardando un libro, due stanno facendo una costruzione insieme e un bimbo sta riposando accoccolato su un cuscino. La maestra è in sezione, presente, osserva e interviene solo se necessario, dando ad ogni bambino la giusta attenzione, creando un rapporto di uno a uno all'interno di un gruppo di bambini. Il clima che si respira è quello di calma e tranquillità, in cui il bambino può concentrarsi, può pensare, può ragionare e gioire di quello che sta scoprendo. Può muoversi nelle stanze, perché le porte sono aperte, può prendere un gioco perché è posto in un armadio aperto, può vivere la sua casa. In questo clima è l’ambiente che segue e si adatta ai bambini che stanno crescendo, diventando un supporto concreto al “diventare grande”, al “fare da solo”.
Crescere in una scuola in cui si respira la libertà, si crede nell'espressione di sé, che ha fiducia nel bambino vuol dire crescere bambini sereni. 

3. Cosa fa un educatore Montessoriano? 
A primo impatto, leggendo questa domanda, risponderei NIENTE, nel senso più tradizionale del lavoro di educatore.
Il maestro Montessori ha uno scopo: “Ormai i bambini lavorano (giocano diremmo oggi), come se io non esistessi” [M. Montessori].
È proprio questa la chiave, l’educatore punta all'indipendenza del bambino, alla sua centralità.
Per far ciò il maestro lavora molto dietro le quinte, noi diciamo “prepara la scenografia”, cioè prepara l’ambiente e i materiali, comprendendo quali mettere, quanti e dove, allo scopo che sia il bambino a sperimentare facendo da sé. La scelta dei materiali non è casuale ma segue il metodo scientifico, il maestro osserva, conosce il bambino, comprende le sue esigenze, e pone i giusti strumenti nell'ambiente, riosserva, valuta e quando è necessario modifica.
Così procedendo il bambino trova sempre un ambiente a sua misura che lo accompagna durante la sua crescita. Il bambino potrà essere lo scienziato nel suo laboratorio.
Quindi il maestro nel metodo Montessori sembra che non faccia niente, ma in realtà fa molto, osserva, costruisce, rispetta, aspetta, si avvicina al bambino in punta dei piedi, come fa un servitore verso il suo padrone, da non confondere con un rapporto di schiavitù e onnipotenza.
L’insegnante oltre che guardiana e custode dell’ambiente, deve essere come la fiamma il cui calore attiva, vivifica e invita. Questo perché l’altro compito importante è di aiutare il bambino ad avvicinarsi al mondo e a conoscerlo, scoprendone la sua bellezza. Giocando con il bambino, mostrando l’attività, standogli anche solo accanto, senza interferire, l’insegnante diventerà servitore dello spirito. L’azione dell’adulto, esso sia educatore o genitore, sarà quello di aiutare il bambino ad agire, volere e pensare da sé.
Crescere bambini autonomi e consapevoli del loro valore ci permetterà di sperare in un futuro migliore non solo per loro, ma per tutti, in un’ottica di grande comunità di mutuo aiuto che dovrebbe essere l’umanità.

4. Perché ci sono poche realtà Montessori pubbliche? 
Perché non tutti hanno ancora scoperto il vero bambino, da una parte e dall’altra bisogna considerare la storia. Mussolini in un primo momento aveva scelto il metodo Montessori per alfabetizzare i cittadini Italiani, privilegiando lei al posto del metodo fondato dalle Sorelle Agazzi, ma quando le scelte politiche fecero avvicinare l’Italia a Hitler rafforzando ancor di più i principi di tirannia, lo scontro fu inevitabile. Educare alla libertà non era più possibile, le scuole montessoriane che erano sorte, le scuole professionali di educatori, furono chiuse e i testi furono bruciati. Maria Montessori fu costretta a scappare, andando in Spagna, in India, il figlio si trasferì in America, e questo ci fa comprendere come sia maggiormente diffuso all’estero, dove fu anche possibile grazie a culture più innovative o vicine all’anima. Il lavoro verso i bambini non fu mai abbandonato da Maria e anche al suo rientro, anche se non più giovane, in Italia riprese, ma ovviamente si scontrò con una cultura conservatrice in cui anche la Chiesa Cattolica aveva ripreso il potere sulle scuole. Negli ultimi 10 anni, e soprattutto negli ultimi 5, il Metodo Montessori sta avendo una nuova ripresa, osservo molta più consapevolezza nei genitori che si fanno portavoce di un “nuovo” modo di vedere il bambino, che raccolgono firme, che incontrano i direttori delle scuole pubbliche portando avanti il loro credo. Anche l’Opera Nazionale Montessori, sta promuovendo di più la formazione delle educatrici, nascono associazioni attive, che con il loro operato attraverso convegni, seminari, serate diffondono il Metodo, o meglio la nuova visione nella scoperta del bambino. E su questa scia anche noi, nel nostro piccolo, diffondiamo il metodo, attraverso la collaborazione con le università, con il progetto di sostegno alla genitorialità, con l’accoglienza all’intera famiglia e con i progetti in esterno in cui lavoriamo direttamente nelle famiglie.

5. È possibile applicare il metodo Montessori a casa? Come? 
Certo, Maria Montessori diceva “l’educazione deve iniziare dalla nascita, anzi ancor prima, attraverso la preparazione ad accogliere il proprio figlio”. Ciò si tramuta in pratica, durante la dolce attesa, attraverso gli esami di che una madre può fare per conoscere l’andamento della gravidanza, i corsi pre-parto, attraverso la scelta del parto, attraverso letture sul mondo dei bambini, partecipando ad incontri es. svezzamento, allattamento, iniziando ad organizzare la cameretta e acquistando l’occorrente come culla, fascia, i primi vestitini… scegliendo il nome e chiacchierando con parenti o amici sulle proprie idee riguardanti routine quotidiane, dubbi e paure. Secondo step, preparandosi ad accogliere il proprio bambino nei giorni successivi alla nascita, ambientandosi ai nuovi ritmi, dandosi del tempo per conoscere la piccola creatura, rimettendosi in gioco scoprendo il nostro ruolo genitoriale e che cosa esso comporta in concreto. Ci si rende conto che questo percorso non finisce mai, i bambini vivono il qui e ora, la nostra casa dovrà essere modificata man mano che si cresce, i giochi cambiano, alcune ruotine mutano, la relazione adulto-bambino evolve. Oltre che per proteggere il bambino stesso e il suo percorso di vita, diventare genitori consapevoli è molto importante, è doveroso nei confronti dei nostri figli. Una componente è sicuramente innata e per fortuna ci aiuta la natura con l’istinto materno-paterno, ma una parte va sicuramente costruita. È un impegno che l’adulto si prende per conoscere il suo nuovo io e per aiutare il proprio bambino a crescere nel modo più sereno possibile, accettando e facendo tesoro degli errori che si potranno commette. Quindi il Montessori si deve fare da casa prima che nella scuola, ovvio che in una casa per sua natura ci saranno dei compromessi in quanto nella abitazione domestica vivono anche gli adulti, ma il genitore può iniziare a riorganizzare piccoli angoli che siano a misura di bambino, può impegnarsi ad ampliare la sua capacità osservativa per captare i nuovi interessi, le nuove conquiste del proprio figlio e lasciarlo fare, lasciarlo agire, senza costrizioni e senza sostituirsi a lui. Ormai sul metodo Montessori ci sono tanti articoli che possono aiutare una mamma e un papà a comprendere come riorganizzare casa, un sacco di testi da leggere scritti proprio da genitori che hanno approfondito l’approccio. Anche da noi, come scuola Montessori, una grande fetta di lavoro viene svolta a sostegno della genitorialità consapevole e siamo disponibili ad andare a casa delle famiglie per guidarle nel cammino di crescita.

6. Da che età e fino a che età è consigliabile applicare il metodo Montessori? 
Direi sempre. Da prima della nascita a ...
Quando una scoperta viene fatta e si comprende come questa sia ovvia e giusta è impossibile non cercare di attuare ciò in cui si crede.

7. Roberta, com'è nata la tua scuola? 
Nel 2010 decido di cambiare la mia vita professionale e personale, da insegnate di una scuola dell’Infanzia vicino a casa, apro un piccolo asilo privato a Milano, in via Ricciarelli 8. Il mio percorso si era già affacciato al mondo Montessori e come Maria, con un pizzico di fortuna, anch’io ho potuto esprimere liberamente il mio credo verso i bambini e il mio lavoro. In questi sei anni, la scuola ha ottenuto da subito l’accreditamento del Comune di Milano, l’accreditamento e il certificato di qualità dall'Opera Nazionale Montessori per la pedagogia che usiamo, ha costruito una rete territoriale in quanto siamo associati con Rete Montessori e collaboriamo con diversi enti, associazioni no profit e le università di Milano. Insieme a me collaborano Claudia e Francesca, anche loro specializzate nel Metodo Montessori. Amiamo il nostro lavoro, lo svolgiamo con passione e professionalità, i bambini che ci vengono affidati possono vivere in un clima sereno e gioioso. Da subito ho voluto costruire una scuola che fosse un luogo di benessere oltre che per il bambino, anche per noi maestre e per le famiglie che ci scelgono. Infatti il nostro progetto educativo pone la struttura come luogo di incontro per le famiglie e per questo offriamo ai genitori le nostre competenze a guida anche del loro ruolo: organizziamo incontri, laboratori, feste, giornate aperte, gite, pomeriggi a tema dove il genitore diventa partecipante attivo della vita del nido insieme al proprio bambino, costruendo con noi un patto di alleanza educativa. Le giornate passano con entusiasmo grazie ai sorrisi dei bambini che ci permettono di crescere ed arricchire la nostra persona.

Grazie a Roberta e al suo prezioso contributo che ci ha aiutato a chiarire molti dubbi e a capire meglio in cosa consiste il rivoluzionario metodo di Maria Montessori.
Se desiderate approfondire o conoscere la scuola di Roberta visitate www.nidomagnolia.it

martedì 19 aprile 2016

Il retinoblastoma ha cambiato improvvisamente la nostra vita

Oggi ospitiamo la storia di una mamma che sta lottando per la sua piccola e per tutti i bimbi colpiti da questa malattia.

"Ero una mamma come tante ...fino ad un anno fa, quando, in un giorno qualsiasi, mi sono accorta di una macchia bianca nella pupilla dell’occhietto della mia bimba di poco più di 2 anni.
Scopriamo che si tratta di un tumore maligno, un retinoblastoma da curare subito e in modo aggressivo.
Un incubo, uno tzunami che ha cambiato la nostra vita, che ci ha insegnato a lottare e a non arrenderci, un passo alla volta."

Il retinoblastoma è una malattia rara; si tratta del tumore maligno oculare che colpisce più frequentemente in età pediatrica.
Statisticamente, ogni anno, questa malattia colpisce la retina di un bambino ogni 20.000 nati; può svilupparsi ad un solo occhio o ad entrambi; può essere sia di origine genetica che sporadica; nel 40% dei casi è ereditaria. I primi sintomi si riscontrano, in genere, in bambini di età inferiore ai 3 anni.
Il sintomo principale è un riflesso biancastro del fondo oculare, detto leucocoria, dovuto alla massa tumorale retinica spesso associata a deviazione degli assi oculari (strabismo).
In un occhio sano la pupilla può apparire rossa in una fotografia scattata con il flash (Red Eye), mentre su un occhio affetto da retinoblastoma la pupilla può apparire di colore bianco o giallo (leucocoria). L'aspetto giallastro può anche essere visibile in condizioni di scarsa luce artificiale e può assomigliare ai riflessi degli occhi felini.
Il tumore tende ad espandersi rapidamente, se non viene curato la dimensione dell'occhio aumenta e il tumore infierisce su altre parti del corpo. Il tumore si può anche insinuare nella zona retrooculare fino al nervo ottico, per poi raggiungere il cervello.

"Al pronto soccorso, dove ho portato subito la mia bimba, mi hanno dato inizialmente della pazza dicendo che avevo visto solo un riflesso e nemmeno volevano farla vedere all’oculista di turno.
Se mi fossi accontentata e non avessi alzato la voce e insistito dicendomi pronta a pagare la visita oggi, forse, la mia bimba non sarebbe viva."

Il problema principale di questa malattia è, infatti, la disinformazione, causa principale dei ritardi nella diagnosi o di diagnosi sbagliate che aggravano la situazione e possono portare a drammatiche conseguenze. I medici e i pediatri spesso non la conoscono ed in Italia, questa disinformazione, porta a scoprire spesso troppo tardi la malattia. In altri Paesi europei e non, diversamente, è in vigore un protocollo per controllare neonati e bambini con visite specifiche.

"Grazie a Dio e a medici scrupolosi, dopo la prima visita oculistica siamo stati mandati da uno specialista e da lì indirizzati subito a Siena, dove ci hanno dato le cure migliori."

Se fino a 20 anni fa non esisteva cura e gli occhietti dovevano essere enucleati (rimossi), oggi esistono diverse terapie a scopo conservativo. Ci sono protocolli terapeutici stabiliti dalla comunità scientifica internazionale che impongono determinati trattamenti a seconda dello stadio di malattia come la chemioterapia sistemica, intrarteriosa e intravitreale, la crioterapia, il laser e la brachiterapia (applicazione di placche radioattive). Nelle forme più avanzate di malattia (o che recidivano sempre e comunque) è necessario rimuovere chirurgicamente l’occhietto malato per salvare la vita dei bambini.
Purtroppo, non tutti i centri che si dicono adatti a curare questa malattia propongono le terapie migliori e spesso i danni di terapie errate sono difficili da recuperare.

ASROO e la lotta per i nostri bambini

Nel mondo esistono 5 centri di eccellenza per la cura di questo tumore infantile, tra loro collegati e che condividono risultati di ricerca e innovazioni terapiche.
Uno di questi centri è in Italia, a Siena. È presieduto dalla dott.ssa Doris Hadjistilianou e da un team di professionisti di altissimo livello specializzati in oculistica pediatrica, neurointerventistica e pediatria oncologica.
Doris è un medico e una donna straordinaria che da anni e tutti i giorni si dedica con passione e totale dedizione alla cura dei bambini, lei è il presidente del Comitato Scientifico di ASROO, il cui presidente e fondatore è Peppe Quintale.
ASROO ha l'obiettivo di fare informazione sulla malattia e raccogliere fondi a scopo scientifico. Doris ha introdotto in Italia tecniche all’avanguardia come la procedura chemioterapica intrartesiosa, e lotta per i trattamenti conservativi tutti i giorni a fianco delle numerose famiglie che insieme a lei combattono questo male. 
Ogni anno 30/40 bambini si aggiungono alle centinaia di casi trattati. I trattamenti conservativi durano molti mesi e i controlli post terapici restano serrati per anni a causa delle frequenti recidive. Due volte a settimana Doris visita personalmente in sedazione e da svegli decine di bambini.
Per rendere efficaci le diagnosi e curare al meglio i nostri bambini servono strumenti all’avanguardia.
Oggi, il suo reparto ha bisogno di raccogliere nuovi fondi per l’acquisto di nuovi strumenti (un OTC portatile nello specifico) per salvare gli occhietti e la vita dei nostri bambini. Inoltre, ASROO ha sempre bisogno di raccogliere fondi per finanziare la ricerca e la divulgazione dell'informazione della malattia.

"Oggi la mia bimba ha 3 anni e continuiamo a lottare fiduciosi negli strumenti e nei progressi che grazie a questi medici continuano a esserci."

Doris, il suo team, ASROO, tutte le famiglie e i bambini in cura vorrebbero chiedere il vostro aiuto per far conoscere la malattia e per raccogliere i fondi necessari a combatterla.
Puoi unirti alla loro lotta donando il 5x1000 (basta una firma e il codice 92054530529) oppure con una donazione (piccola o grande) utilizzando le seguenti coordinate: IBAN IT 19 A 01030 14217 000000387808.

mercoledì 13 aprile 2016

Se tornassi indietro non farei figli

Parliamo di maternità, maternità tormentate e, soprattutto, pentite. 
Sono 23 le testimonianze raccolte da Orna Donath in un saggio accademico poi diventato un libro «Regretting Motherhood», letteralmente «Pentirsi della maternità» (non ancora disponibile in italiano)...
...23 madri non fanno statistica ma contribuiscono ad affrontare un argomento spinoso e soprattutto un tabù duro a morire, i figli si amano senza se e senza ma. Forse si amano, ma a volte se ne farebbe volentieri a meno.
Orna Donath, 39 anni, è una sociologa israeliana e ricercatrice della Ben Gurion University, childfree (senza figli) per scelta e perseguitata dall'anatema «un giorno te ne pentirai». Non solo non se ne è mai pentita ma ha raccolto le testimonianze di molte madri, molte più delle 23 pubblicate. Donne diverse per estrazione sociale, età, numero di figli, accomunate dallo stesso travolgente disagio mai confessato, fino a ora.
Eppure queste madri amano i propri figli, li amano moltissimo, ma se tornassero indietro no, non li farebbero. Sembra contraddittorio? Forse la maternità lo è, proprio come lo sono molti modi di sentire e provare sentimenti: ambivalenti.
La Donath racconta che in fondo è come dire al proprio partner: «ti amo ma non posso essere la tua compagna» con l’aggravante che dalla maternità non si torna indietro, una volta che si è madri si è madri per sempre...
...e di questo ne parla in modo molto eloquente Tirtza, 57 anni, divorziata, due figli e ora anche dei nipoti. Per lei diventare madre era una sorta di passaggio "naturale" dopo le nozze. «Ogni volta che parlo con i miei amici dico che con il senno di poi non avrei fatto neanche un quarto di un bambino. La cosa più dolorosa per me è che non posso tornare indietro nel tempo. È uno sbaglio a cui è impossibile, impossibile porre rimedio»...
...poi c’è Doreen, 38 anni, divorziata e madre di tre figli. Prima di rimanere incinta non aveva né la necessità, né la volontà di diventare madre, eppure è successo. «Mi piacerebbe molto non avere figli. Nessuno dei tre. Mi fa molto male dirlo, e loro non sentiranno mai queste parole uscire dalla mia bocca. Non capirebbero, nemmeno se avessero cinquant'anni, o forse allora sì, ma non ne sono sicura. Rinuncerei a loro, totalmente. Veramente. Senza battere ciglio. Ed è difficile per me ammetterlo, perché li amo. Molto. Ma mi piacerebbe farne a meno»...
...e ancora Atalya, 45 anni, divorziata, i suoi tre figli adolescenti vivono con il padre. Non si occupa della cura quotidiana dei ragazzi ma essere madre le pesa. «Mi blocca, mi ruba l’anima». Racconta di essere diventata mamma in modo "automatico", senza riflettere sulle conseguenze. Atalya, come molte altre donne del libro, ha capito tardi che la sue vocazione era un’altra. «Se potessi tornare indietro ovviamente non avrei figli. È una certezza».
Sono madri che scardinano uno dei capisaldi della nostra cultura: i figli sono per una donna la gioia più grande della vita. Non è cosi vero per tutte. Secondo la Donath pentirsi di una scelta rappresenta per la nostra società il sentimento umano più terribile. Uno dei proverbi più diffusi in ogni lingua è «non piangere sul latte versato». Viviamo in una società terrorizzata dall'idea che la gente si guardi indietro, ma anche se il tempo corre, nel nostro mondo interiore il passato è fermo. Il tempo umano non è lineare, è una spirale. Ci hanno insegnato a credere che mettere al mondo un figlio proietti nel futuro. Quello che non ci è mai stato detto è che non muta quello che siamo state. William Faulkner diceva: «Il passato non è morto, anzi, il passato non è neppure passato». La maternità non cancella ciò che si è stati, e le donne possono conservare quel ricordo e sentire la mancanza di quell'io precedente, fino a odiare ciò che sono diventate.
Il libro e le polemiche che ne sono conseguite hanno fatto letteralmente il giro del mondo. Ma ricordiamoci che la psicanalista francese Corinne Maier, madre di due figli, ne parlava già nel 2007 con "No kid. Quaranta ragioni per non avere figli", di Bompiani: «Potrei fare il giro del mondo, e sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi alle sette per servire a tavola e far ripetere stupidi compiti» e per la quale il desiderio di maternità è «frutto della pressione sociale».

E voi? Cosa ne pensate?

Doula Silvia (doulasilvia@gmail.com)

giovedì 7 aprile 2016

Ebaby Flash Swap Party 2016

Giunto alla sua quarta edizione, quest'anno il mercatino del baratto targato E-baby è una vera e propria sfida contro il tempo...
Con il sostegno di Il Centro Pilates&Benessere di Sturla, l'Ebaby Flash Swap Party 2016 avrà luogo venerdì 22 aprile nell'ambito del progetto "Ingombrante a chi? Rifiuti grandi, grandi risorse!", ideato dall'associazione Al verde in partenariato con il Comitato per la difesa di Sturla e l'Associazione Matermagna.
Durante il mercatino è possibile scambiare ma anche vendere/acquistare (a prezzi simbolici) gli articoli di seconda mano per bambini e pre-maman.
Lo swap party si affianca a numerose altre attività e atelier gratuiti, e si svolgerà a Genova nell'area sopra il depuratore di Sturla in via del Tritone dalle 15:00 alle 19:00.
L'ingresso è gratuito, ma chi vuole può fare un'offerta libera. L'eventuale ricavato proveniente dalle offerte libere (non dalle vendite) verrà devoluto in beneficenza.
Lo spazio a disposizione per barattare e vendere/acquistare è limitato. Pertanto, si consiglia di riservare il proprio posto inviando una mail a ebabygenova@gmail.com entro il 20 aprile.
Chi prevede di esporre articoli, giocattoli, vestiti, libri è libero di organizzare il proprio posto come meglio crede (banchetto, tavolo, appendiabiti, stand). L'organizzazione mette a disposizione esclusivamente lo spazio.
Sperando di ripetere il successo della scorsa edizione, le organizzatrici vi aspettano numerose.

lunedì 4 aprile 2016

Promozione Gruppo Labirinto

Primo lunedì del mese e quindi nuova convenzione in arrivo...
Quella che parte oggi è la promozione con il gruppo LABirINTO, uno studio di psicologia di Torino composto dalla dottoressa Cristina Nota (psicologa), dalla dottoressa Elena Garritano (psicologa) e dalla dottoressa Daniela Meschieri (psicologa e psicoterapeuta)..
Le attività del gruppo spaziano dalle consulenze genitoriali ai corsi di massaggio infantile, aiutando le famiglie a imparare a gestire il mondo emotivo dei bambini oppure a parlare delle disabilità dei più piccini
La convenzione che il gruppo LABirINTO riserva alle mamme della rete E-baby, lettrici del blog, riguarda il settore delle consulenze genitoriali, dei colloqui rivolti a bambini, adolescenti e coppie, e delle valutazioni cognitive-psicoterapie, e consiste in un primo colloquio gratuito e in una tariffa agevolata a 35€ a partire dal secondo incontro.
La convenzione sarà valida fino al 31 dicembre 2016.
Se vuoi usufruire di questa convenzione, invia un'email a ebabygenova@gmail.com, indicando il tuo nome, cognome, gruppo Facebook in cui sei iscritta e il nome dell'attività in questione (Gruppo Labirinto). Con un'email di risposta ti sarà inviato un buono da presentare al professionista/specialista/attività commerciale indicato sul buono.

Per conoscere le altre convenzioni attive, consulta la pagina delle Convenzioni con E-baby.

martedì 29 marzo 2016

AAA neomamme e mamme in attesa cercasi

Sei una neomamma o sei una mamma in attesa? Al termine dell’articolo un’opportunità unica per te.

Immagina se la nostra cultura ci dicesse che la nascita è una delle cose più grandi che una donna possa fare. Immagina se le storie e le immagini alle quali fossimo esposte ci mostrassero il travaglio come un’incredibile esperienza trasformativa, un rito di passaggio nella maternità  (da Percorsi di Nascita di Leonie MacDonald).
doulasilvia@gmail.com
La gravidanza e il parto sono esperienze profonde, talmente profonde da determinare il buon esito degli eventi e, a volte, l’intero equilibrio della famiglia coinvolta. La famosa ostetrica Ibu Robin Lim, premio nobel per la pace 2006, lo riassume semplicemente così: «Un inizio della vita sano e dolce è il fondamento di una vita d’incanto. La pace nel mondo può venir costruita cominciando oggi, un bambino per volta». Lo sapevano bene anche le nostre antenate che si raccoglievano intorno alla puerpera per accudirla e supportarla durante la gravidanza, il parto e dopo la nascita del bambino. Si tratta di una sapienza che sopravvive ancora oggi in alcune popolazioni rurali dove la comunità e le donne, in particolare, si riuniscono, letteralmente, intorno alla futura mamma. Non a caso un antico proverbio africano recita: "Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio".
Ma cosa accade oggi? A colmare il vuoto che caratterizza la nostra società stanno intervenendo nuove figure professionali, tra queste la doula (già molto diffusa nei paesi anglosassoni). Non è una figura medica o sanitaria, ma assistenziale. Il termine viene dal greco δούλη e significa "donna esperta che serve un'altra donna". La doula è formata per offrire un sostegno su misura, ascolto, informazioni, orientamento e accudimento pratico. Spesso, per definire in sintesi cosa fa la doula, si usa l’espressione “fa da madre alla madre” perché come una madre accudisce, sostiene e facilita sospendendo qualsiasi giudizio. Su quest’ultimo aspetto è importante soffermarsi per comprendere l’importanza di avere accanto qualcuno che stimoli e faccia leva sulle nostre risorse e ci aiuti ad affrontare i nostri timori senza intervenire con soluzioni e risposte preconfezionate, spesso lontane dal nostro sentire...
...ma in pratica cosa fa una doula?:
  •  In gravidanza sostiene e aiuta a generare consapevolezza. Crea una rete intorno alla famiglia, collaborando con i professionisti e i servizi del territorio. Può aiutare nella compilazione del piano del parto e informare sulle strutture sanitarie a disposizione. Può aiutare a organizzare il rientro a casa in presenza di altri figli.
  •  Durante il travaglio e il parto può sostenere la coppia emotivamente e fisicamente, sia in ospedale che a domicilio, con la presenza, imprescindibile, di un’ostetrica. Può ricordarvi i vostri obiettivi e come raggiungerli attraverso le vostre risorse. Evidenze scientifiche dimostrano che con la presenza di una doula i papà partecipano più attivamente.
  •  Dopo la nascita può aiutare la coppia a trovare un nuovo equilibrio. Può essere di aiuto concreto in casa e con gli altri figli nel puerperio e durante il primo anno di vita del bambino anche sostenendo e incoraggiando la mamma e la coppia, nel rispetto delle loro scelte o indirizzandoli a professionisti competenti in caso di problematiche che esulano le sue competenze.
...e cosa non fa una doula?:
  • Non prende decisioni al posto della famiglia ma può orientare a compiere la miglior scelta per quella famiglia senza scoraggiare mai le decisioni intraprese.
  • Non dà consigli ma aiuta i suoi clienti a trovare in se stessi le risorse necessarie.
  • Non compie interventi medici, né sanitari e non diagnostica ma collabora con le ostetriche nel pieno rispetto delle reciproche competenze.
  • Non assiste parti non assistiti.
  • Non si relaziona con lo staff medico al posto delle sue clienti né informa delle decisioni della propria cliente, può però assistere sollecitando alla madre e alla famiglia le domande appropriate per affrontare anche queste situazioni.
Esistono doule speciali, formate per esserci in situazioni particolari, quali: gemelli, dopo cesareo e per un vbac (parto vaginale dopo un cesareo), lutti perinatali e aborti, famiglie adottive e situazioni di disabilità.

E tu, vorresti una doula accanto? Oggi offriamo questa opportunità a due di voi. 
Laura, membro della comunità ebaby, si sta formando per diventare doula a La Spezia e per il suo tirocinio sta cercando due neomamme (in gravidanza e fino al primo anno di vita del bambino) da seguire gratuitamente e senza alcun impegno.
Se sei interessata contatta direttamente Laura al numero 

Hai già avuto un’esperienza con una doula? Raccontacela sul blog.

Doula Silvia (doulasilvia@gmail.com)

venerdì 18 marzo 2016

Basta compiti!

Ne avevamo già parlato qualche tempo fa con l’articolo Mamma… i compiti!, il tema è molto sentito e torna alla ribalta con argomentazioni piuttosto interessanti.
Basta compiti! ...chi ha un figlio in età scolare ha urlato o sentito urlare questa frase almeno una volta tra le mura di casa. 
I compiti a casa sono dunque solo una questione famigliare? C'è chi la pensa diversamente.

Lui è un Dirigente scolastico, si chiama Maurizio Parodi e sostiene, senza troppi giri di parole, l'assoluta nocività dei compiti a casa.
Parodi ha scritto dei libri sull'argomento ("Basta compiti!" del 2012 e "I compiti fanno male" del 2015) e un manifesto, ha creato un sito e poi un gruppo pubblico Facebook, con oltre 6.500 iscritti, che raccoglie gli sfoghi e le richieste di consigli di genitori disperati... ma non si è fermato lì, ha pubblicato online una petizione per abolire i compiti nella scuola dell'obbligo.
Una petizione che ha superato, ad oggi, le 13.000 firme ovvero T R E D I C I M I LA genitori che non ne possono più e che costituiscono una cifra impressionante sulla quale sarebbe il caso di soffermarsi a riflettere.
...ma quali sono le motivazioni del movimento Basta compiti! promosso da Parodi? Secondo il manifesto i compiti a casa sono:
  1. INUTILI: le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando  (interrogazioni, verifiche...) hanno durata brevissima, non "insegnano", non lasciano il "segno". Dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione.
  2. DANNOSI: procurano disagi e sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati”, della propria «naturale» inabilità allo studio.
  3. DISCRIMINANTI: avvantaggiano gli studenti avvantaggiati, quelli che hanno genitori premurosi e istruiti, e penalizzano chi vive in ambienti deprivati, aggravando, anziché “compensare”, l'ingiustizia già sofferta.
  4. PREVARICANTI: ledono il “diritto al riposo e allo svago” (sancito dall’articolo 24 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo) riconosciuto a tutti i lavoratori, e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante. Si danno anche nelle classi a tempo pieno, dopo 8 ore di scuola, persino nei week end e “per le vacanze”.
  5. IMPROPRI: costringono i genitori a sostituire i docenti, senza averne le competenze professionali, nel compito più importante, quello di insegnare a imparare (spesso devono sostituire anche i figli, facendo loro i compiti a casa).
  6. LIMITANTI: lo svolgimento di fondamentali attività formative che la scuola non offre, musica, sport..., oltre gli orari delle lezioni, che richiedono tempo, energie, impegno, esercizio, sono limitate o impedite dai compiti a casa.
  7. STRESSANTI: molta parte dei conflitti, dei litigi (le urla, i pianti, le punizioni...) che avvengono tra genitori e figli riguardano lo svolgimento, meglio il tardivo o il mancato svolgimento dei compiti. Quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente.
  8. MALSANI: portare ogni giorno zaini pesantissimi, colmi di quadernoni e libri di testo, è nocivo per la salute, per l'integrità fisica soprattutto dei più piccoli, come dimostrato da numerose ricerche mediche.
Infine, il manifesto ricorda che la Carta internazionale dei diritti dell’infanzia all'articolo 31 cita: “Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…
Qualche giorno fa, con tutte le sue 13.000 firme, Parodi ha scritto al Ministro della Pubblica Istruzione perché T R E D I C I M I LA genitori non possono essere ignorati ma non ha ricevuto ancora nessuna risposta. Nonostante questo, la sua battaglia va avanti e, con forza e determinazione, continua a fornire ai genitori che a lui si rivolgono strumenti, conforto e confronto. Sul suo sito e anche sulla pagina Facebook è possibile trovare una raccolta dei documenti di riferimento della campagna, come la lettera da scrivere nel caso vogliate fare obiezione e il documento per segnalare la vostra posizione al Dirigente scolastico oppure al pediatra.  
...e lo sapevate che esiste una Circolare Ministeriale, la numero 177 del 14 maggio 1969, con oggetto "Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa" nella quale si raccomanda ai docenti di non assegnare compiti nei giorni festivi per salvaguardare il diritto dei bambini e delle loro famiglie al riposo, allo svolgimento dello sport, delle attività ricreative e allo svago?
Se volete un confronto con Parodi oppure con tutti gli altri genitori "in sbattimento" accedete al gruppo Basta Compiti! e se condividete le motivazioni del movimento, firmate la petizione cliccando qui.

mercoledì 16 marzo 2016

Mi dispiace, non c'è battito

Ci sono frasi che non vorremmo mai sentire, eppure accade.
Nel 2015, in Italia, circa 1600 bambini (quattro ogni giorno) sono morti prima di nascere. Quattro famiglie (una ogni 350 in attesa) hanno affrontato, ogni giorno, l’evento tragico e inaspettato della morte in utero, insieme ad altre 7200 famiglie nel mondo (The Lancet – 2016).
Nonostante questo, ancora oggi, non c'è una reale consapevolezza del lutto in gravidanza o dopo il parto e spesso manca del tutto un supporto a questi genitori "orfani" ed alle loro famiglie. Se ci pensate nella nostra lingua non esiste una parola per definire dei genitori "orfani" di un figlio.
Eppure accade, ogni giorno.
Cosa si può e si deve fare?
Esistono associazioni che intervengono per colmare quel vuoto di assistenza e di dolore. Una di queste Associazioni è CiaoLapo Onlus. CiaoLapo nasce nel 2006 dall'esperienza di due genitori, dalla frase "Mi dispiace, non c'è battito" e da tutto il dolore che ne è seguito. CiaoLapo offre ai genitori in lutto un aiuto integrato (medico, psicologico e pratico) e supporto psicologico qualificato.
Ci sono degli aspetti estremamente delicati che devono essere considerati e trattati con sensibilità. Tra questi, per esempio:
  • decidere come partorire il proprio figlio e chi avere vicino quando accadrà
  •  ricevere le adeguate informazioni circa la diagnosi che ha condotto alla morte
  • avere la possibilità di scegliere una stanza di degenza lontana dalle altre puerpere
  • poter scegliere se ricevere l'analgesia epidurale durante il parto e dove iniziare e svolgere il travaglio
e, dopo il parto:
  • prendersi il tempo per conoscere e salutare il proprio bambino anche in compagnia della famiglia, dei parenti e degli amici
  • raccogliere e conservare dei ricordi e fare, se lo si desidera, delle foto
  • lavare e vestire o avvolgere il proprio bambino
  • scegliere se e come organizzare la cerimonia di commiato e la sepoltura
Ancora, la normativa, in Italia, impone l’autopsia su tutti i bambini morti in utero (Decreto del 9 luglio 1999) con lo scopo di ricercare la presenza di malformazioni o di alcune malattie genetiche. È importante sapere che il corpo del bambino viene sempre rispettato e trattato con cura da tutto il personale ma è lecito chiedere e informarsi anche su questi aspetti.  La legge italiana prevede la sepoltura dei bambini nati morti entro le 27 settimane più sei giorni e quelle dei bambini nati vivi e nati morti dalla 28 settimana in poi con indicazioni precise purché i genitori ne facciano richiesta con un apposito modulo.
E infine, due genitori in lutto torneranno nella loro casa a braccia vuote, spesso in assenza di sostegno emotivo, pratico e sociale. Per questo c'è CiaoLapo, per loro e per tutti noi a cui potrebbe accadere di essere chiamati accanto a dei genitori in lutto. Oggi abbiamo la possibilità di acquisire la consapevolezza e la sensibilità necessarie alla comprensione del loro dolore.

Doula Silvia (doulasilvia@gmail.com)